Dal compito di una ragazza di 14 anni che racconta una sua giornata durante “la quarantena” Nazionale:

Giorno … della quarantena

Perché non ho scritto il numero? Bah.. perché  non lo so, ma che differenza fa? Ogni giorno è uguale ormai.

Sveglia alle 6 del mattino per portare fuori il cane che ha solo quattro mesi e subirsi gli sguardi delle signore che mi guardano dal balcone.  Perché sono sveglie a quest’ora poi non l’ho capito…

Alle 8 colazione!

Poi di solito faccio i compiti e una volta finiti è pronto il pranzo.

Guardo la TV o ascolto musica ed alle 3c di pomeriggio faccio esercizio fisico, sempre in casa ovviamente.

C’è una cosa però che faccio spesso …

Guardo fuori dalla finestra.

Una volta, il giardino qui sotto era pieno di bambini che giocavano a palla o a nascondino: ora è vuoto .

Non ci sono più le mamme che ammirano i fiori mentre i bambini si godono il sole e l’aria fresca, ora quel giardino è vuoto come anche tutti gli altri giardini, parchi e strade di questa città.

E sempre lo stesso giardino, sempre lo stesso prato, sempre gli stessi alberi e cespugli, sempre gli stessi fiori, ma non ci sono più i sorrisi delle persone che passavano pomeriggi interi in quel giardino.

È abbastanza deprimente guardarlo ora.

Tutta questa meraviglia di natura è sprecata, rimpiazzata da schermi di tv, pc, cellulari e tablet.

Mi mancano le mie compagne, mi manca ridere e scherzare con loro al tavolo della mensa durante la pausa pranzo.  Mi manca  vedere tutti gli altri ragazzi della scuola che come me parlavano con i propri amici e le proprie amiche .

Alla Tv c’è spesso la pubblicità degli operatori telefonici che dice: “Siamo distanti ma comunque insieme“. Beh.. lo trovo abbastanza discutibile visto che ..di che si vuole parlare? Di quanti rotoli di carta igienica hai comprato l’altro giorno al supermercato? Di quante persone vedi passare sula via davanti casa con le mascherine?

Per poter raccontare qualcosa devi anche aver vissuto qualcosa e questo per me non e vivere.

Vivere, vita è il vento che ti spettina i cappelli, vita è contatto umano, vita sono i sorrisi.

I sorrisi… probabilmente sono quelli che mi mancano di più ora quando esco per andare a fare la spesa.  L’unica cosa che vedo, sono facce ricoperte da mascherine ed occhi senza alcuna emozione.

Io almeno ho la fortuna di avere una famiglia a cui voglio bene e che mi vuole bene.

Ci sono così tante persone che hanno problemi in famiglia ad esempio un famigliare alcolizzato o dipendente da droghe, oppure chi subisce abusi in famiglia anche solo verbali o i bambini che devono vivere in mezzo a genitori che discutono.

Penso ai ragazzi, anzi anche agli adulti che soffrono di depressione: per loro vedere e stare vicino agli amici era l’unica via di uscita.

Chi pensa ha queste persone? Che succederà ha queste persone?

Comunque voglio concludere in modo positivo e torno a giocare con le mie due cagnoline.

Nina T. – Alto Adige

“Tra ciò che distingue come specie c’è il nostro sorriso, che sia un caso?

O che ci sia utile e rappresenti la salute stessa tanto ambita e la nutra addirittura?”