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INCHINIAMOCI ALLA TERRA


E’ trascorso più di un anno da quando ho scelto di chiudere il nostro Centro Olistico a Merano e nel frattempo molto è accaduto.  Viviamo in un contesto in cui gli incontri umani ed il lavori di gruppo, essenziali, preziosissimi nelle loro profonde risorse, sono contrastati a favore di paura, disagio.

L’aumento di tensione, tra senso di impotenza e voglia di agire, è grande.

Per questo ho scelto di condividere pubblicamente questa pratica che ho approfondito ed applicato nei nostri seminari intensivi ed incontri individuali, lasciando che ognuno di noi possa applicarla al bisogno e beneficiarne il più possibile.

Si tratta della pratica “Inchino alla Terra”.

Si sceglie un luogo protetto per praticare e si tengono distanti cellulari e dispositivi elettronici in genere, anche orologi.

La pratica è utile per lasciare andare l’idea e la sensazione di essere identità separate e per ricordarci che noi siamo la terra e facciamo parte della Vita: siamo tasselli di un puzzle.  Inoltre ci permette di sciogliere i nodi emotivi, le tensioni energetiche, anche da traumi ereditati e non elaborati, per permettere alla Terra di trasformarli in beneficio universale.

PER COMINCIARE:
Si comincia dalla posizione in piedi. Si porta energia equilibrata su ogni gamba e con una postura naturale, mai forzata. I piedi sono distanti l’uno dall’altro esattamente come lo sono le spalle.

Consiglio di registrare quanto riporto qui sotto e ascoltarvi poi nella registrazione oppure memorizzate e poi agite di conseguenza. In genere è piacevole fare prima esperienza con la registrazione.

Riconosco la stabilità dei mie piedi che sono come le radici degli alberi ma hanno la caratteristica di sapersi anche muovere.
Chiudo gli occhi.
Unisco le mani davanti al mio cuore, dando loro la forma di un bocciolo di loto.

Porto attenzione al mio respiro ed attendo affinché sia profondo, entrando bene nei miei polmoni e riempiendo anche la pancia, restandovi e poi uscendo.

Con calma abbasso la mia testa verso il mento ma senza toccarlo, poi lascio scendere verso il basso le mie spalle e le mie braccia con le mani finché i miei arti superiori penzolano leggeri verso il basso.

Allungo la mia schiena, la mia spina dorsale,  in modo da abbandonare comodamente a terra le braccia, le spalle, la testa di fronte a me, toccando la terra, se riesco, con le mani.

Le mani sono ora rivolte verso l’esterno rispetto al mio corpo e verso l’alto, mostrando così la mia apertura.
Inspiro tutta la forza e la stabilità della terra.
Espirando lascio andare l’attaccamento verso ogni sofferenza.

1- Con gratitudine mi inchino a tutte le generazioni di antenati: riconosco mio padre, mia madre in me, in ogni mia cellula. Porto in me la vita, l’esperienza, la saggezza, la felicità e la tristezza di tutte le generazioni.
So che i genitori ed i nonni amano i loro figli e nipoti, anche se non sempre sono capaci di esprimerlo a causa delle difficoltà che incontrano.
La mia vita è la loro benedizione, sostegno e forza. La mia pace è la loro pace.

2- Con gratitudine mi inchino a coloro che mi mostrano la via dell’amore, della comprensione, il modo di respirare, sorridere, comprendere, vivere il momento presente. Mi apro all’energia della comprensione, della gentilezza amorevole.

3- Con comprensione e compassione mi inchino per riconciliarmi con tutti coloro con cui ho sofferto. Ora so che a loro volta hanno subito grande sofferenza e che si sentono carichi di dolore, rabbia, odio. Riconosco la loro sofferenza e non desidero nutrire alcun malessere. Che ognuno possa trasformare questi sentimenti in gioia di vivere, ponendo fine al far soffrire se stessi e gli altri.

4- Con gratitudine mi inchino alla terra. Comprendo di ricevere pienezza dell’essere, nutrimento, protezione dalla terra e da coloro che sono vissuti: con i loro sforzi hanno reso possibile la mia vita. Li ricordo tutti, noti e ignoti. Riconosco la loro esperienza di pace e armonia con piante, animali e minerali. Mi impegno nel portare il mio contributo alla trasformazione della violenza, dell’odio, delle illusioni che ancora si trovano nel profondo della coscienza collettiva, così che le generazioni future abbiano sicurezza, gioia e pace.

Ora alzo lentamente le mie spalle, mani e braccia, poi alzo la testa, per ultima. Lentamente. Sorrido.

E sempre lentamente apro i miei occhi.

La pratica può essere fatta con un unico inchino ma chi desidera può provare anche a fare un inchino per ogni intento elencato a seconda di come preferisce e si sente meglio.

Il mio consiglio è di iniziare con un inchino unico, poi quando si ha fatto più esperienza sulla postura, si può scegliere di fare più inchini.

A cura di  LISA SPERANDIO

Operatrice olistica e facilitatrice di meditazione consapevole del maestro Zen Thich Nhat Hanh, certificata dall’European Institute of Applied Buddhism.
Artista pittrice fin da bambina, ha una carriera artistica di mostre nazionali e internazionali, vincitrice al 5 premio 2016 Arte Contemporanea e Moderna in Fiera Dolomiti, ideatrice del “dipinto alla voce”. Autrice dei romanzi: “Vivere, …ancora” e “Primavera sola”.
OSA specializzata nell’infanzia, ha esperienza come assistente all’integrazione in Asili Nido e scuole dell’obbligo, è formata in Reiki secondo Metodo Usui Shiky Ryho, in Hoffman Quatrinity Process, Master of Voice & Sound Healing e Costellazioni Familiari e Sistemiche, personalizzando con Tàm Bhin An il  metodo “Posizioni Famigliari”

LE ARMI E LA VITA


Da una parte centinaia di umani ogni giorno portano terrore e morte con la caccia, tra animali e persone che abitano nei dintorni, dall’altra ogni tanto un orso grida a gran voce e a denti aperti.. ciò che gli altri suoi simili freddati ingiustamente non possono fare: grida, ferisce e spaventa, porta l’umano alla possibilità di vivere tutto quello che la sua specie perpetua alle altre ma si ostina a giustificare pur potendone fare a meno. Quando riusciremo a cogliere il vero messaggio di queste esperienze?

E’ indispensabile una mentalità nuova rispetto ai secoli trascorsi per costruire miglioria davanti a devastanti situazioni planetarie con stiamo facendo i conti: inquinamento, siccità e malattie “rare e sconosciute” sempre più numerose danneggiando in modo permanente la nostra specie, alterando il DNA e le difese immunitarie. Questa nuova mentalità è quella che pone fine all’accettare l’uccisione di altre specie legittimando la caccia, la produzione e diffusione di armi tra cittadini spesso anziani e giovanissimi mai controllati a livello psicologico.

Solo nella mentalità di coerenza è possibile applicare sana tecnologia di prevenzione sia della tutela ambientale che dello squilibrio faunistico: ne siamo perfettamente in grado ma il problema sono i conflitti di interessi dove “i piaceri” di qualcuno e la speculazione economica di molti viene messa in discussione.  

Bisogna anzitutto essere obiettivi ed onesti, rendendoci conto che quando un orso aggredisce un essere umano viene messo alla gogna da tutti i media ma non accade altrettanto nei numerosissimi casi di vittime riconosciuti secondo l’Associazione di Vittime della Caccia. Ad esempio, nella sola stagione venatoria recente, che va dalla fine agosto 2016 alla fine di gennaio 2017, risultano 31 i morti tra cui 4 ammazzati a fucilate e 3 mentre pulivano l’arma. Nella macabra classifica si aggiungono i feriti: 42 di cui 6 persone innocenti sono state scambiate per prede. Io stessa ho vissuto questo terrore nel periodo in cui ero in cinta della mia bambina, abitando per un periodo in una zona di caccia dove non mi era possibile passeggiare senza fare i conti con spari costanti e dunque terrore e rischi. Qui si tratta comunque di una coscienza che riguarda un numero sempre più elevato di italiani contrari a questa “attività” che riporta motivazioni profonde. I cacciatori spesso sparano privi di competenze nel riconoscere il tipo di prede come nel caso di moltissimi volatili in rischio di estinzione ed utili al

Esemplare di ibis nero  rarissimo: nel 2016 è stato trovato ucciso uno con la presenza di oltre 80 pallini da caccia nel corpo, in Val Camonica

recupero di ecosistemi salutistici. Non possiamo dimenticare l’ibis nero  rarissimo il cui corpo è stato trovato con la presenza di oltre 80 pallini da caccia in corpo in Val Camonica. La caccia comporta un devastante disturbo biologico su tutte le specie, anche quelle non prese nei mirini, perché sconvolge i ritmi di vita compresa la possibilità di cercare cibo ed acqua. La crisi ambientale è causata principalmente da sfruttamento di suolo a causa di allevamento del bestiame con comprovate conseguenze sul clima stesso entrando in un vortice di consumo d’acqua per pulirlo, per abbeverarlo e che torna in natura sempre inquinata, traffico su gomma per il trasporto dei capi ai macelli e delle loro singole parti smerciate nei negozi in involucri “usa e getta” come altra causa d’accumulo di rifiuti destinati ad essere ennesimo “materiale tossico”. La caccia poi continua a riempire di piombo delle cartucce il terreno battuto.  In un solo anno i fucili dei cacciatori italiani sparano sul territorio nazionale 500 milioni di cartucce. Vengono così disperse ogni anno nell’ambiente 17.500 tonnellate di piombo sotto forma di pallini, un diluvio di frammenti velenosi che si accumulano nei prati, nei campi coltivati e nei boschi, sul fondo di laghi, fiumi e stagni. A tutto ciò vanno aggiunte le tonnellate di plastica dei bossoli (rif. dati Schietti Domenico). Gravissimo è anche il danno psicologico e addirittura sociale relativo alla violazione del diritto di cittadini che hanno proprietà private li dove questi sparano. Intanto i cacciatori raggiungono età avanzata con crescente probabilità di causare “incidenti” venatori oltre che di restarne vittime e con loro è molto difficile confrontarsi in modo sereno anche a livello di comunicazione, tenendo conto di pericolosi meccanismi in cui subentrano anche i parenti a loro “difesa” percependo i singoli “contro la caccia” come “fastidiosi” quando loro stessi sono “l’ostacolo armato” per una serena convivenza.

Non possiamo più prenderci in giro giustificando l’uccisione degli animali invece di cooperare per prevenirne lo sfruttamento e da qui lo squilibrio faunistico sempre più tangibile con cui facciamo i conti infierendo ovviamente sulla salute di tutto il Globo: questa mentalità è infruttuosa e ostacola la soluzione di un quieto vivere tra specie che noi umani, volendo, possiamo in assoluto realizzare. Rendiamoci indipendenti in modo coerente dalla violenza: questa è una scelta che tutti possiamo fare, restituendo alla nostra specie stessa, un nobile intento d’esistenza, lontana dall’ego e colma di consapevolezza: siamo tutti parte di un unico puzzle che è la Vita ed il benessere di ogni altro tassello incide con il nostro. Non uccidere è molto più che un comandamento: “abbi cura di ogni forma di vita” è l’obiettivo da raggiungere insieme proprio per stare bene insieme.

IMPORTANTE: A Merano, il 5 agosto dalle ore 20,30 è organizzata una serata gratuita a tema in cui ognuno di noi è invitato a partecipare ed avremo la possibilità di ascoltare testimonianze dirette di chi vive difficoltà profonde in un contesto legittimato delle battute di caccia. La prossima ripartirà legittima alla fine di agosto e con essa una strage di squilibri ambientali mossi dalla paura di ogni innocente coinvolto, abitanti umani compresi. I posti sono limitati ed è importante prenotarsi cell. 392 619 8333

A cura di Lisa Sperandio, Merano

ALCUNE FONTI INFO:

SERATA DI PRESENTAZIONE A MERANO: https://zen0zero.com/lu-paer-i-muri-del-buio/ 

Pallini al piombo – milioni di avvelenamenti all’anno:  https://domenico-schietti.blogspot.it/2015/09/divieto-di-caccia-divieto-di-pallini-al.html

MORTI E FERITI UMANI CAUSA LA CACCIA – STAGIONE 2016 http://www.meteoweb.eu/2017/02/stagione-caccia-20162017-31-morti-48-feriti/852311/#OxS6JSO0lZDAQvle.99

IBIS NERO – ESEMPLARE RARO UCCISO  https://www.google.it/search?q=ibis+ucciso+nero&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjVi-6Qi6nVAhWH6RQKHcftBnkQ_AUICigB&biw=1280&bih=580#imgrc=Jd_fotzKOGsf3M:

 


L’arancione è il colore scelto dalle persone che in questo periodo difficile invocano “libertà di scelta”, mosse da una situazione gravosa che vede l’emanazione governativa di un Decreto Legge obbligante, fin da neonati, di sottoporre a molteplici dosi vaccinali con specifici farmaci.

Arancioni sono le magliette che indossano durante le manifestazioni nelle piazze sparse in tutta Italia ed arancioni sono le cornici nelle immagini postate sui profili virtuali.

Arancione.

Anticamente questo colore era il colore dei fuori casta ed in India era indossato dai condannati a morte che venivano condotti al luogo dell’esecuzione, mentre gli asceti, i mendicanti hanno adottato questo colore per la propria veste per indicare il loro stato di estraneità alla comune società umana. Ma il Buddha storico, Gautama dei Śākya, indossava abiti arancioni per simboleggiare la sua rinuncia ad una vita di piaceri principeschi, ancora oggi molti di coloro che abbracciano una vita ascetica seguono questo esempio e per evidenziare, al di là delle parole, che non esistono “caste”, non esistono “persone più o meno importanti e che tutti noi possiamo realizzare la nostra essenza in serenità e armonia”.

Altri credenti induisti indossano abiti arancioni così come anche i buddisti, perché esso è il colore che indicare l’equilibrio del chakra sessuale e perciò l’indipendenza dall’abuso e manipolazione dell’altro.

Con il color arancione dunque viene rappresentato il nostro secondo chakra equilibrato. E’ situato nel plesso sacrale: anteriore è tre dita sotto l’ombelico e posteriore nella zona dell’osso sacro. “Svadhisthana” è il suo nome sanscrito che significa “collocato nel suo proprio posto, dolcezza e dimora”.

L’elemento di risonanza è l’acqua che fa parte degli elementi vitali in grado di purificare, cullare, rigenerare.. La nota musicale è RE, termine che ci porta a recuperare la responsabilità individuale, quella per cui chi invoca “libertà di scelta” bene conosce ed è pronto ad assumersi con fiducia e saggezza anche in nome di chi non può invocarla, perché è piccolo ancora o perché non è consapevole. Rappresentativo del secondo chakra è il pesce, animale simbolo in grado di muoversi nelle profondità marine proprio viaggiando in stormo, insieme ai suoi simili.

Le parole chiave a favore di questo chakra in equilibrio sono: “io sento, io ascolto”. Parole riferite ad un sentire ed ascoltare sia interiore che esteriore, sia del micro che del macro cosmo, riconoscendo che in ogni momento la realtà  è soggetta a cambiamento ed in ogni momento è prezioso scegliere come agire invece di reagire in modo automatico, prestabilito, abitudinario. Chi invoca “libertà di scelta” sa bene che nessuno di noi è identico all’altro, sa bene che nessun figlio è uguale all’altro e che ognuno ha bisogno di essere sentito, ascoltato in modo personale. Queste parole evidenziano anche le emozioni, la maternità e la paternità, le sensazioni e la capacità di percepirle ed abbracciarle,  la capacità di dare e di ricevere,  di scambiare informazioni, di condividere, di assorbire con  sensibilità, raffinatezza energetica, creatività.

E’ il chakra collegato al sesto, quello della razionalità e della comunicazione. In esso è contenuta anche la consapevolezza dell’inganno e del raggiro.

L’arancione è anche il colore del plenilunio, la fase lunare in cui la luna è illuminata dal sole e la sua “faccia” è totalmente visibile dalla Terra, dunque ci evidenzia la lealtà, la trasparenza, la solidarietà.

L’arancione ci porta all’autunno, alle zucche che nutrono nell’inverno lungo.

L’arancione ha come fonte originaria il rosso come il sangue che pulsa è rappresenta l’energia contenuta dall’equilibrio interiore.

L’arancione è fuoco, quello delle candele nelle fiaccolate di chi invoca “libertà di scelta”, fuoco mantenuto entro confini sicuri come il falò attorno a cui si radunano gli amici  per narrare storie, cantare e danzare insieme in tutte le ere e questa è l’immagine con cui concludo la mia visione profonda, rivolta ad un futuro dove questo colore sia vissuto da ognuno di noi senza nemmeno più il bisogno di essere indossato.

Immagine dalla manifestazione “libertà di scelta” a Pesaro, 8 luglio

Forte è la gratitudine nei confronti di tutti coloro che si impegno con costanza e saggezza dando il proprio contributo costruttivo in questa importante causa: è un impegno che traccia la via della libertà autentica al di là dell’apparenza.. perché i semi di piante fruttuose e durature.. si, lo sappiamo: hanno bisogno di mettere radici nelle profondità del buio.

A cura di Lisa Sperandio, Merano

 

http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/07/manifestazione-free-vax-a-pesaro-oltre-40mila-contro-il-decreto-lorenzin-001828865.html

 

 


Un libro nuovo e Lu Paer, una scrittrice in cui la sua stessa vita è impegnata in modo coerente con un nobile intento: diffondere la consapevolezza di quanta maestosità e purezza esita nel bosco e di come le azioni di ogni essere della nostra specie, influenzi e incida su di essa. Scorrono su tutte le pagine le parole scelte con costante accortezza dall’autrice e penetrano nella realtà dell’essere umano con le sue sfaccettature più intime, sempre interconnesse e mai casuali. Un thriller che può coinvolgere anche il lettore poco amante del genere e che consiglio a tutti coloro che desiderano contribuire a trovare la chiarezza ed il senso della vita, oltre ai muri del buio, quelli della superficialità di chi tace e con il suo tacere, acconsente. E’ solo uno dunque ad uccidere la vita a farla a pezzi? Quanto dolore possiamo evitare uscendo da quel meccanismo? Il libro merita essere letto, tutti meritano di leggerlo e sarà presentato presto a Merano nel Centro Olistico ZenZero nella serata gratuita del 5 agosto da Lisa Sperandio, artista che da anni si dedica al benessere individuale con seminari intensivi e sessioni individuali tra cui il Vocal Experience. La scrittrice, sarà protagonista e si spiegherà aprendo le imposte della forte verità  che nessuno esclude, dietro al suo pseudonimo. Faranno da comparse personaggi ed oggetti sorpresa, occhi di cartapesta, ombre, luci, tamburi al battito di cuore.. per entrare nelle note di una realtà in cui l’urlo di un bambino, rimasto tale o cresciuto ed invecchiato, vibra nello stesso identico modo di un capriolo e di sua madre mentre ne lecca la morte ma questo è certo: quando lo si comprende tutto può migliorare.

La sala ha posti limitati ed è consigliata e gradita la prenotazione. Un piccolo rinfresco a tema concluderà l’apertura ad un nuovo cammino di consapevolezza che abbraccerà i partecipanti. Consigliato pubblico adulto e minori sopra i 12 anni accompagnati.

Luogo: Centro Olistico ZenZero Via Plankenstein 10 MERANO DOLOMITI ALTO ADIGE BZ

Data: sabato 5 agosto 2017

Serata gratuita  dalle 20,30  alle 22 circa

PER PRENOTARE: CELL 392 619 8333

INFO: www.avepavistara.com


 

Se chiediamo a chi lo ha fatto nascere e portato in questa bella cittadina, dal clima e paesaggi accoglienti in ogni stagione, perché ha scelto ZenZero come nome per il suo Centro Olistico, ecco cosa ci risponde..

“Gli indiani nativi preferiscono le costruzioni circolari perché nelle abitazioni rotonde non si sono angoli dove nascondere ciò che non ci piace, dove faticare a togliere ciò che cosi si accumula.. perché il nostro auspicio è quello di vivere tutti una vita “rotonda”, cioè senza nessun posto in cui nasconderci, senza nessun posto da cui voler scappare, ma con uno sguardo sereno e limpido in cui riconoscere ogni forma di vita nella sua unicità, nella sua preziosità che vibra sullo stesso piano. Il nostro auspicio è quello di vivere nella consapevolezza che nessuno è inferiore o superiore ma ognuno è sacro ed ha un suo posto importante nella Vita, come i pezzi di un puzzle. Abbiamo scelto questo nome perché lo Zero è un simbolo che rappresenta proprio il cerchio e l’inizio da cui tutto emerge, rotondo come la luna che illumina di notte, come il sole, come la terra, come i tronchi degli alberi, come gli abbracci, come il nido delle rondini, come il ventre delle mamme. Zen invece è la parola che descrive la semplicità e la capacità di noi umani di stare seduti, chiudere gli occhi ed osservare i nostri filtri percettivi, tra cui quelli della mente, imparando così a scegliere come purificarli e  mantenerli puri per onorare la nostra vita con scelte amorevoli in sintonia con tutta la Vita.”

“Sii bello, sii te stesso” Lisa e Juri hanno fatto nascere ZenZero con questo auspicio rivolto ad ogni essere umano.

ZenZero si trova in via Plankenstein a Merano ed  è una novità: uno spazio tranquillo in cui è possibile a tutti gli interessati trovare armonia con sessioni individuali  e workshop intensivi di gruppo sui vari temi che favoriscono il benessere interiore e la valorizzazione della vita in genere: la comunicazione efficace per imparare ad usare le parole in comunicazioni sempre più costruttive e serene, la valorizzazione della propria voce e conoscenza del suo potenziale, le pratiche di meditazione in cui rinforzare la capacità di vivere il momento presente e costruire serenità, il beneficio nella vita personale, di coppia, nella famiglia ed ambienti di lavoro, secondo il metodo di Berth Hellinger con “le posizioni familiari e sistemiche”.
Per rilassarsi e rigenerarsi, sono proposti anche “bagni di suoni” con strumenti etnici ed armonici vocali. Non mancano i massaggi con innovativo lettino termico, in grado di favorire l’eliminazione di tossine e la circolazione del sangue, con allineamento chiropratico, raggi infrarossi lontani e terapia del calore dalle pietre di giada. Si trova spazio anche per l’espressione artistica pittorica con il workshop “Il mago che c’è in noi” e le sessioni individuali Vocal Experience: il lavoro profondo, di armonizzazione energetica con meditazione e animale guida, in cui si riceve un dipinto: il ritratto della propria voce. Sono organizzati anche gli incontri informativi gratuiti a tema salutistico con presentazioni di libri direttamente dagli scrittori ed altri laboratori di autoproduzione tra cui la preparazione di fermentati utili sia per l’alimentazione che per la pulizia di casa e la cura della terra ed i microrganismi effettivi.

Corpo, parola e mente in armonia è l’obiettivo raggiungibile in questo spazio dove l’energia femminile e l’energia maschile si rendono disponibili insieme con la loro costante presenza a chi lo desidera di cuore.

Il luogo è intimo e vuole garantire a ciascuno il meglio, dunque si lavora su prenotazione. Chi è interessato ai seminari intensivi può contare sulla certezza di abbinare il suo lavoro interiore ad una gradevole esperienza anche turistica: ZenZero si trova accanto al parco Sissi e alle passeggiate d’Inverno rinomate per la loro bellezza.

TUTTE LE INFO CON DATE DEI SEMINARI E DEGLI EVENTI:

www.avepavistara.com

ALCUNE LOCANDINE DI VARIE INIZIATIVE PROSSIME:

Seminario intensivo teorico pratico: per imparare ad usare in modo costruttivo ed autentico la nostra parola, sempre.

Evento mensile, in genere ogni ultimo venerdì del mese.

Presentazione del libro di Valentina Garozzo “24 giorni . Diario di un viaggio in India” con piccolo rinfresco offerto. Ore 18 del 1 giugno.

Un lavoro di gruppo che si ripete ogni mese, ideale a partire da 12 anni in su.

 

 

Su prenotazione – sessione di massaggio con lettino termico 30 muniti circa

Su prenotazione – Vocal Experience – sessione di benessere completa 30 minuti circa: “corpo-voce-mente in perfetta unità” con meditazione guida e ritratto alla propria voce. Ideale anche per età a partire dai 10 anni.

Lavoro pratico teorico intensivo di gruppo, per imparare ad usare la nostra parola in modo costruttivo, sempre.

Liberare noi stessi dalle dinamiche famigliari traumatiche ereditate e non elaborate: è possibile. E poi la vita fluisce benedetta.


C’è un messaggio grande per tutti noi in questo disagio e in questi terribili drammi di violenza.. una moglie che non coglie la sofferenza del marito, una famiglia che non coglie i segnali di allarme nella coppia, addetti all’assistenza dei bambini che non si accorgono delle difficoltà genitoriali e se si accorgono non hanno strumenti con cui affrontarla, una comunità che sottovaluta il disagio stesso dei singoli, ci fuma, vappa e beve su, ci mette i coperchi.. e quando le pentole a pressione scoppiano.. resta nel dare la colpa al meccanismo della pentola. Ognuno di noi è parte di questa comunità, di questa società e la sofferenza altrui è sempre un poco anche nostra, nonostante l’inganno mentale ci porti ad illuderci che non sia così. Credere di “essere separati” è solo un malinteso (terribile) dovuto al limite dei nostri sensi.

Ed è importante comprendere quale sia l’origine dentro di noi di tanta sofferenza, tendendo conto di quello che spiegava Jung: “Ciò che non affiora alla coscienza torna sotto forma di destino”. Già da tempo alcuni scienziati hanno compreso che non si eredita solo il colore degli occhi ma anche i traumi. Se comprendiamo con facilità che nei geni vengono tramandate caratteristiche fisiche dalle generazioni precedenti, perché non riconoscere che vengono tramandate anche le emozioni ed i traumi? Allora, compreso questo meccanismo possiamo rispondere alla domanda “da dove arriva la sofferenza dentro di noi”? Senza cercare colpevoli e vittime, è importante comprendere che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. E nel momento in cui riusciamo a spostare il nostro punto di vista verso un’angolazione sempre più ampia, possiamo togliere le cariche negative, scegliendo la pace interiore, l’accontentarsi e trovando un forte senso nella nostra esistenza: scegliere di viere in armonia anche in nome di chi non lo può più fare.

Allora è utile che tutta la comunità si impegni ad essere più vigile e sensibile, andando oltre all’apparenza e al desiderio che le cose siano diverse da quelle che invece sono. E’ utile che ognuno ci si chieda cosa sta rinforzando dentro di sé con i propri pensieri e con le proprie azioni, perché non si diventa “sofferenti ed aggressivi in un giorno” e quello che accade dentro di noi dipende.. proprio da noi. C’è una bella riflessione che ci aiuta a comprendere questo meccanismo, quella che racconta di un uomo che mette nella terra dei semi di neem e cresce una pianta amara, dai frutti tanto amari. Prima di raccoglierli, fa tre giri intorno alla pianta, due inchini, quattro salti, poi si inginocchia e con le mani giunte inizia a pregare: “ti prego albero dammi frutti dolci”. Ovviamente l’albero non può cambiare la natura amara dei suoi frutti mentre la nostra specie può imparare a seminare e curare semi dolci, scoprendo così che non c’è più bisogno di girare, inchinarsi, saltare, pregare ne avere paura. Camminare verso un nuovo punto di vista in grado di operare alle origini delle problematiche è un passo d’Amore, per noi stessi, per i nostri antenati e per i nostri postumi. Possiamo scegliere di compiere questi passi fermandoci e riscoprendo la natura della nostra specie con tutte le sue caratteristiche e risorse.. perché.. Fintanto che i nostri antenati soffrono ancora dentro di noi, siamo privi di armonia equando ci concediamo di sceglierla lo facciamo anche per le generazioni passate e per quelle future: esse sono con noi nel momento in cui lo facciamo, e tutti troviamo la pace in questo momento.

A cura di Lisa Sperandio, Merano

SEMINARI INTENSIVI PER RECUPERARE ARMONIA

POSIZIONI FAMILIARE ARMONICHE

LA VOCE IN ARMONIA

PER INFO E ISCRIZIONI PRESSO IL CENTRO OLISTICO DI MERANO:

CALENDARIO

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La verità è la verità: che sia creduta o no. Anche se milioni credono ad una menzogna, questa resta una menzogna. Bisogna avere grande coraggio per vivere in accordo con la verità.

cigno-reale-img_23377Vorrei raccontarvi una storia della mia fanciullezza, quando ero un principe, figlio del re Suddhaodana:

“Avevo 9 anni quando un giorno, mentre passeggiavo da solo in giardino, un cigno cadde improvvisamente dal cielo dibattendosi in grande dolore a terra, davanti a me. Mi precipitai a raccoglierlo. Aveva un ala trafitta da una freccia. Afferrai la freccia estraendola. L’uccello gridò mentre il sangue scorreva dalla ferita. Chiusi la ferita con il dito per arrestare l’emorragia e portai l’uccello dentro il palazzo alla ricerca della dama che si occupava dei preparati medicinali. Il cigno tremava: mi tolsi la giubba e gliela avvolsi intorno. Quindi lo sistemai accanto al caminetto reale.

Stavo per andare a procurare del riso per il cigno quando mio cugino Devadatta, che aveva 8 anni, irruppe nella stanza. Stringeva arco e frecce tutto agitato: “Hai visto un cigno bianco cadere qui vicino?” Prima ancora che potessi rispondere vide il cigno che riposava accanto al caminetto. Si precipitò verso l’animale ma lo fermai: “Lascialo stare”.

Mio cugino obiettò: “E’ mio, io lo ho colpito!”

Mi misi tra il cigno e lui risoluto ad impedirgli di avvicinarsi. “Questo uccello è ferito, deve restare qui. Lo prendo sotto la mia protezione”. Era cocciuto e non voleva cedere: “Ascolta cugino, quando volava nel cielo questo cigno non apparteneva a nessuno ma io lo ho colpito, e mi spetta di diritto”. “L’obiezione era giusta, ma le sue parole mi irritavano, sapevo che c’era qualche cosa di sbagliato, anche se non riusciva a dire cosa precisamente”.

Rimanevo li, senza parole, sempre più adirato. Volevo prenderlo a pugni e non so perché non lo colpì. Poi capì come rispondergli: “Ascolta cugino, coloro che si amano vivono assieme ma i nemici vivono separati. Tu volevi ucciderlo. Quindi tu ed il cigno siete nemici. L’uccello non può vivere insieme a te. Io lo ho salvato, ho curato la sua ferita, lo ho riscaldato e stavo andando a cercargli del cibo quando tu sei arrivato. Il cigno ed io ci amiamo. Quindi possiamo stare insieme. Questo uccello ha bisogno di me e non di te.”

Non riuscivamo a trovare soluzione. Decidemmo di sottoporre questa cosa agli adulti. Quel giorno al palazzo si teneva una riunione di Governo e noi ci precipitammo nell’aula del tribunale dove tutti erano riuniti. Io portai il cigno dove mio cugino stringeva l’arco e le frecce. Esponemmo il caso ai ministri e chiedemmo che lo giudicassero. Gli affari di Stato vennero sospesi per ascoltare un accordo. La maggioranza sembrava propendere per lui quando improvvisamente mio padre, il re, si schiarì la gola e diede qualche colpetto di tosse. I ministri tacquero. Decisero all’unanimità che il mio ragionamento era giusto e che il cigno mi spettava. Mio cugino era fuori di se per la rabbia ma naturalmente non poteva fare nulla: avevo avuto il cigno, ma non ero contento. Ero ancora un bambino ma sapevo che la mia vittoria era assai poco onorevole. Il cigno era stato assegnato a me perché i ministri desideravano compiacere mio padre e non perché avevano colto la verità delle mie parole.

Poi rivolgendo la mente all’uccello, mi confortò sapere fosse in salvo, caso contrario sarebbe stato certamente finito in pentola. Curai il cigno per altri quattro giorni, quando la ferita era guarita lo lasciai libero, consigliandogli di volare lontano per non essere di nuovo colpito.

Ben pochi in questo mondo guardano con gli occhi della compassione e perciò siamo crudeli e spietati l’uno verso l’altro. I forti opprimono i deboli. Ancora oggi so che il mio ragionamento era giusto: perché nasceva dall’amore e dalla compassione. Amore e compassione possono alleviare la sofferenza di tutti gli esseri. La verità è la verità, che la maggioranza la accetti o no. Occorre un grande coraggio per sostenere e difendere ciò che è giusto.

rif. Vita di Siddartha il Buddha, narrata e ricostruita in base ai testi canonici pali e cinesi

di Thch Nhat Hanh Ubaldini Ed.

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per info e iscrizioni:
a cura di Lisa Sperandio

ASCOLTATI


Ogni risonanza è uno strumento di trasformazione e la nostra voce non fa eccezione a questa regola.

Per questo nella sessione di benessere VOCAL EXPERIENCE,
che dura circa trenta minuti, ti è possibile usare il potere della tua voce per creare armonia dentro tutto il tuo essere: tra corpo e mente.
Capisco che serve molto coraggio per concedersi questa grande opportunità, e “cor-aggio” non è altro che l’azione del cuore..
La propria voce è sincera e usare lei come specchio può spaventare: “Cosa mi accadrà? Come cambierà poi la mia vita un lavoro del genere? L’ego impregnato teme di essere messo in discussione nelle sue certezze faticosamente acquisite e frena.. con i pensieri che bloccano la possibilità di sperimentare, di contattare la fiducia interiore, di concedersi la pratica che vale più di qualsiasi grammatica..
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Nessuno può fare il mio cammino: a me rivolgo lo sguardo. Buddha Gautama Sakiamuni

Perché la verità, rappresentata dalla statua che vediamo nell’immagine, è che nessuno ma proprio nessuno può fare il cammino interiore al posto nostro, nessuno può usare la mia voce per creare armonia nel mio corpo e ogni cura che arriva dall’esterno (e da continue aspettative dall’esterno) è limitata nei suoi effetti finché io dall’interno non so valorizzare i miei strumenti benedetti come lo è la mia voce e addirittura li uso in modo castrante.

Capisco che le strade già aperte da altri non richiedono questo forte coraggio. Ma dobbiamo tutti stare molto attenti a questo meccanismo che ha in sé molte controindicazioni.
Il lavoro interiore è un grande impegno: è alla base di tutto perché  senza la conoscenza dei nostri individuali poteri, risorse, senza l’ascolto interiore, senza la conoscenza dei nostri limiti percettivi e sensoriali, non possiamo che continuare a vivere come Don Chisciotte contro i mulini a vento: tanta buona volontà che non basta mai per costruire davvero pace, armonia.. perché se da una parte cerchiamo di fare del bene, dall’altra, inconsapevolmente, continuiamo a sostenere la confusione, l’abuso di potere, lo spreco e lo sfruttamento di altre forme di vita.
Vi aspetto nell’area olistica del TEATRO TENDA OBIHALL di FIRENZE, DAL 21 AL 23 DICEMBRE,  dove vi è possibile vivere, accompagnati con sincera dedizione, quest’importante esperienza: IL VOCAL EXPERIENCE.
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“Dalla voce nasce un dipinto: unico come la voce che dipingo e diventa un dono meraviglioso”

Un dolce abbraccio.
Lisa Sperandio
Creator Voice portrait oil paintings
Facilitatrice di meditazione consapevole e costellazioni famigliari
Operatrice Olistica Conacreis*
INFORMAZIONI PROSSIMI APPUNTAMENTI – DOVE E COME RAGGIUNGERCI
sia per i seminari intensivi che per le sessioni individuali:
FILMATO INFORMATIVO E DIVULGATIVO:
*Attività professionale di cui alla legge 14 gennaio 2013, n.4 (G.U. 26 gennaio 2013, n. 22)

On 25 December 2015 in Aleppo in the Syrian Arab Republic, (left) Esraa, 4, and (right) her brother Waleed, 3, sit on the ground near a shelter for internally displaced persons.Da secoli ci si chiede dove vadano i morti, da secoli ci si risponde “vanno in un altro luogo” oppure “si reincarnano in altre vite” e ci si attacca ad un concetto di anima che viaggia o che arriva a destinazione in un mondo diverso.

Da secoli in questo modo non si trova pace, nonostante si creino enormi mercati ed istituzioni potenti che ostacolano il trovare risposte alternative, realistiche.
E’ urgente mettere in discussione questi credo che in realtà stanno alla base del tramandare di generazione in generazione la sofferenza non riconosciuta dei propri antenati.
Da essi ereditiamo i caratteri genetici e su questo nessuno obietta, perché dunque faticare nel riconoscere che ereditiamo anche emozioni, traumi, ansie, sofferenza?
La sofferenza che proviamo può esserci stata trasmessa da nostro padre, nostra madre, i nostri antenati. Quando siamo in grado di riconoscerlo, POSSIAMO FINALMENTE abbracciare quella sofferenza invece che lasciarci travolgere da essa e possiamo solo così trasformarla.
Quando riconosciamo l’origine di questa sofferenza e l’abbracciamo per trasformarla in serenità, lo stiamo facendo non solo per noi stessi ma anche per nostro padre, nostra madre ed i nostri antenati. Noi siamo il loro continuo, come lo è un chicco di grano dal suo seme originario.
Abbracciare questa sofferenza senza farci travolgere da essa è esattamente come una madre che abbraccia il propio neonato con pazienza, fiducia, serenità, senza confondersi con il pianto del figlio.
Il dolore è inevitabile.
E quando abbiamo compreso questo possiamo andare oltre e riconoscere che il dolore è ovunque. Oltre alla nostra sofferenza individuale e collettiva, in veste di esseri umani, c’è anche la sofferenza nella natura. In tutto il globo avvengono quotidianamente disastri naturali e non naturali: tsunami, incendi, carestie, guerre.
Bambini innocenti muoiono ogni giorno a causa di mancanza d’acqua pulita o cibo o medicinali, animali muoiono ogni giorno in preda alla tortura, al terrore, contro la propria volontà.
Siamo collegati a queste sofferenze, persino se non le sperimentiamo direttamente, noi siamo parte di queste sofferenze ed illuderci che esistano anime che continuano altrove il loro cammino ci impedisce di contattare la realtà e ci limita nel potere di curarla, di trasformarla.
Ecco perché il dolore invece di diminuire, continua.
Quando muoiono quel bambino, quella donna anziana, quel giovane o quella giovane, quel animale, in un certo senso, stiamo morendo anche noi. Eppure al contempo naturalmente siamo ancora vivi, quindi ciò significa che in un certo senso sono ancora vivi anche loro. Questa è una meditazione, una visione profonda. Comprendere questa profonda verità può aiutarci a sviluppare la nostra volontà, il nostro desiderio di vivere in un mondo che possa aiutare anche altri a rimanere in vita, a sorridere, a generare pace.11231112_458815660982671_4268494431449363090_o
Rif. Thich Nhat Hanh
a cura di Lisa Sperandio
                                       FACILITATRICE DI MEDITAZION CONSAPEVOLE
                                                         WWW.AVEPAVISTARA.COM
PROSSIMI SEMINARI INTENSIVI
“POSIZIONI FAMILIARI ARMONICHE”
24 giugno a MERANO (BZ)
per info e iscrizioni:

OLIO DI PALMA: FA MALE?


C’è chi si chiede ancora se l’olio di palma faccia male ed è con tutto il mio cuore che chiedo agli esperti chiamati in causa14441135_583732608490975_7097126010205610911_n per rispondere a tale quesito di aiutare chi chiede ad usare la propria splendida mente estesa nel contattare un concetto di “male” rivolto non in esclusiva al proprio stomaco ma a quello di tutta Gaia perchè le due realtà sono interconnesse: una non può escludere l’altra.
Finchè MILIONI DI PERSONE SI LIMITANO a cercare dimostrazioni dell’effetto nocivo dell’olio di palma PREOCCUPANDOSI IN ESCLUSIVA DELLA PROPRIA SALUTE, che solo lo scienziato ed il professionista può certificare, e nel frattempo mettono nel carrello ogni giorno per decine e decine di anni, milioni di prodotti contenenti questo ingrediente, IL MALE ambientale SI DIFFONDE su intere popolazioni di esseri viventi, tra cui certo anche umani, CON DANNI SILENZIOSI QUANTO ATROCI.
ECCO di che male stiamo parlando:
anche se solo il 21% del totale della produzione dell’olio di palma viene impiegato nel settore alimentare, il restante 79% è impiegato nel settore industriale (bioenergetico, oleochimico, zootecnico, farmaceutico e cosmetico. Così con la dciitura “grasso vegetale” entra in molti prodotti di uso quotidiano come: cioccolato, biscotti, patatine, gelati, oli, alimenti congelati, margarine, brodi, zuppe, torte, grissini, shampoo, creme, saponi, detersivi, farmaci.
Nel 2007 la produzione mondiale si è attestata a 28 milioni di tonnellate.
La coltivazione delle palme da olio ha effetti dannosi sulla salute del nostro pianeta!
Per fare spazio alle sue coltivazioni si RADONO AL SUOLO milioni di ettari di foresta ed ambienti incontaminati imponendo MONOCULTURE con conseguenze gravissime.
Gli INCENDI distruggono alberi e rendono l’ARIA IRRESPIRABILE anche centinaia di chilometri di distanza comportando aumento della concentrazione di anidride carbonica e DISTRUZIONE DELLA BIODIVERSITA’, depauperamento dei terreni e peggioramento dello stato delle ACQUE confinanti (con sovra riscaldamento di 4 gradi!), dunque MALATTIE ORRIBILI anche agli abitanti umani, creando effetti contrastanti alla BARRIERA CORALLINA, foci dei fiumi, PESCI ed in generale all’ecosistema.
Le ragioni del suo utilizzo diffuso sono perchè l’olio si trova in commercio a bassissimo costo, ha una buona resa e si presta ai molteplici utilizzi.
UN RITMO DI PRODUZIONE E CONSUMO ALLARMANTE: le foreste in Indonesia e Malaysia si è passati dai 642 mila ettari di piantagioni ai 4 milioni di ettari strappati ala foresta in circa 30 anni.
Conseguenze gravi per l’ambiente ed i suoi abitanti: decine di MIGLIAIA di animali UCCISI, MENOMATI e LASCIATI ORFANI, spinti fuori dalle loro naturali abitazioni con la popolazione umana compresa.
Dal 2006 circa 500 oranghi sono stati picchiati a sangue perchè vaganti nelle piantagioni di olio di palma, migliaia d’altri sono morti in seguito alla diffusione della deforestazione causata dalle coltivazioni. La distruzione del loro habitat naturale e la conversione della foresta in piantagioni è attualmente la più grande minaccia al futuro di oranghi la cui sopravvivenza dipende interamente dallo stato delle foreste pluviali. Gli esperiti stimano che gli oranghi potrebbero estinguersi completamente in natura in meno di 25 anni cosi continuando.
E tornando alla nostra pancia, alla nostra individuale salute.. per capire perchè l’olio di palma è dannoso ci occorre conoscerne almeno il processo produttivo: tutte le sostanze positive per il nostro organismo vanno in esso perse durante il processo di elaborazione e raffinazione per ottenere le proprietà pretese dal mercato industriale come il diventare incolore e insapore.
Allora  tutti noi possiamo rispondere subito: L’OLIO DI PALMA FA MALE ALL’ECOSISTEMA DA CUI TUTTI NOI DIPENDIAMO, FA MALE ALLE POPOLAZIONI LOCALI NATIVE CHE DEVONO CONVIVERE, AMMALNDOSI, CON ACQUE INQUINATE, ARIA IMPESTATA DAGLI INCENDI. FA MALE ALLE MIGLLIAIA DI ANIMALI TORUTRATE, LASCIATE ORFANE, UCCISE. FA MALE E NOI POSSIAMO SCEGLIERE DI FARE DEL BENE SCGLIENDO DI PORRE ATTENZIONE AL NOSTRO STILE DI VITA E A CHI DIAMO IL NOSTRO DENARO PER NON RENDECI Più COMPLICI DI QUESTO DEGRADO.
A cura di Lisa Sperandio
ALCUNI LINK FONTE INFO: