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“Non riesco ad integrarmi.  Ho sempre la sensazione di essere un’emarginata e questo mi capita da sempre, da quando posso ricordarmi qualche cosa”. “Fin da bambino mi è sempre stato detto che -ero diverso- e mi sono sempre sentito tale.  Provavo un dolore profondo e pensavo: -Non piaccio a nessuno.” Restavo sempre  isolato”.  “Non ho mai capito il motivo per cui gli altri mi vedevano così diversa e ancora oggi soffro per questo”. “Ero determinata a integrarmi e volevo disperatamente piacere a tutti. L’unica cosa che mi aiutava a provare un senso di appartenenza era rendermi utile agli altri. Iniziarono a dirmi che ero un angelo e ci ho creduto, finalmente ho capito chi sono”. 

Queste sono alcune delle tantissime testimonianze che possiamo raccogliere tra noi umani. Nell’ultimo caso viene riportata una delle conclusioni più raggiunte in culture che ignorano nella maggior parte dei casi come sia costituito il nostro cervello, le nostre risorse, limiti di percezione e caratteristiche. Intorno alle figure degli “angeli”, cosi come alla “reincarnazione”,  si è creato da secoli un grande mercato lucrativo e torna piacevole a molti l’immaginarne la concretezza ma è importante  fare attenzione a queste credenze perché  rendono ancora più difficile approfondire la vera natura della realtà e impediscono il lasciar emergere degli irretimenti famigliari, dunque ne favoriscono il susseguirsi, il ripetersi nelle prossime generazioni. 

"Le sofferenze famigliari come anelli di una catena si ripetono di generazione in generazione finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione." Alejandro Jodorowsky

“Le sofferenze famigliari
come anelli di una catena
si ripetono di generazione in generazione
finché un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione.”
Alejandro Jodorowsky

Ma allora perché ci capita cosi spesso, tra noi umani  di sentirci “diversi”? Il sentirsi “diversi” è una percezione umana naturale oltre che realistica: siamo tutti unici. I problemi arrivano quando non riconosciamo tale unicità come una caratteristica positiva e dunque  viviamo sensazioni dolorose. Non la riconosciamo come caratteristica positiva perché un dei nostri bisogni primari è sentirci “appartenere” e la “similitudine” ci porta a soddisfare questo bisogno. 

Le altre creature non conoscono questo bisogno primario perché non hanno la mente dualistica, dunque non hanno alcun dubbio sul senso di appartenenza. Per noi umani, invece, è facile far nascere il dubbio: il dubbio di non essere amati, di non essere amabili, di non essere sufficientemente utili ed importanti per gli altri. Questo dubbio genera tanta paura, senso di impotenza,  ed emozioni dannose. Purtroppo più alimentiamo tali emozioni e più le generiamo perché tutto in natura diventa forte proprio in base alla forza che riceve. Come non bastasse, da piccoli non siamo in grado di capire cosa ci sta accadendo. Non sappiamo codificarlo in parole, senza esempio dall’esterno, non sappiamo spiegarlo agli altri e spesso gli altri non se ne rendono conto perché anch’essi presi dalle proprie emozioni dannose. Nel migliore dei casi abbiamo chi accanto ci aiuta comunque, ma sappiamo che sono casi importanti quanto per nulla scontati. Invece, e questa parte è molto importante, le altre percezioni di “isolamento, differenza rispetto ad altri componenti della famiglia, sensazione di non appartenere a quella famiglia, visioni ecc..”  sono dovute a più spiegazioni concrete che non hanno a che fare con la soluzione proposta da religioni e credi  esponenti  la tesi degli “angeli”.

Nello specifico: noi umani da piccoli, privi di filtri mentali che ci proteggano in tal senso, percepiamo come nostre le paure ed i drammi ereditati dai genitori cosi come dagli antenati e non da loro elaborati, percepiamo le esperienze tenute nascoste dagli adulti pur vissute da essi e sempre non elaborate, come ad esempio aborti spontanei e clinici, violenze sessuali subite, parenti dispersi in guerra, morti non onorate, uccisioni avvenute in famiglia, compiute in  famiglia e non ammesse pubblicamente, non riconosciute, ecc..

Ecco che le parole ritrovate nelle scritture del Libro Ezechiele: “I padri han mangiato l’uva acerba ed i denti dei figli si sono allegati” diventa comprensibile e ci aiuta ad applicare nella nostra vita da adulti dei sistemi in cui sia riconosciuta, finalmente, la vera origine dei nostri malesseri, portandoci a vivere in modo sereno con quella “verità che rende liberi”.. si, liberi di vivere nella  benedizione di essere unici quanto tutti parte della stessa VITA, come i tasselli di un puzzle.

A cura di Lisa Sperandio

Facilitatrice di meditazione consapevole e costellazioni famigliari
Operatrice Olistica Conacreis*
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INFO E ISCRIZIONE

avepa-vistara@email.it

www.avepavistara.com