E’ trascorso più di un anno da quando ho scelto di chiudere il nostro Centro Olistico a Merano e nel frattempo molto è accaduto.  Viviamo in un contesto in cui gli incontri umani ed il lavori di gruppo, essenziali, preziosissimi nelle loro profonde risorse, sono contrastati a favore di paura, disagio.

L’aumento di tensione, tra senso di impotenza e voglia di agire, è grande.

Per questo ho scelto di condividere pubblicamente questa pratica che ho approfondito ed applicato nei nostri seminari intensivi ed incontri individuali, lasciando che ognuno di noi possa applicarla al bisogno e beneficiarne il più possibile.

Si tratta della pratica “Inchino alla Terra”.

Si sceglie un luogo protetto per praticare e si tengono distanti cellulari e dispositivi elettronici in genere, anche orologi.

La pratica è utile per lasciare andare l’idea e la sensazione di essere identità separate e per ricordarci che noi siamo la terra e facciamo parte della Vita: siamo tasselli di un puzzle.  Inoltre ci permette di sciogliere i nodi emotivi, le tensioni energetiche, anche da traumi ereditati e non elaborati, per permettere alla Terra di trasformarli in beneficio universale.

PER COMINCIARE:
Si comincia dalla posizione in piedi. Si porta energia equilibrata su ogni gamba e con una postura naturale, mai forzata. I piedi sono distanti l’uno dall’altro esattamente come lo sono le spalle.

Consiglio di registrare quanto riporto qui sotto e ascoltarvi poi nella registrazione oppure memorizzate e poi agite di conseguenza. In genere è piacevole fare prima esperienza con la registrazione.

Riconosco la stabilità dei mie piedi che sono come le radici degli alberi ma hanno la caratteristica di sapersi anche muovere.
Chiudo gli occhi.
Unisco le mani davanti al mio cuore, dando loro la forma di un bocciolo di loto.

Porto attenzione al mio respiro ed attendo affinché sia profondo, entrando bene nei miei polmoni e riempiendo anche la pancia, restandovi e poi uscendo.

Con calma abbasso la mia testa verso il mento ma senza toccarlo, poi lascio scendere verso il basso le mie spalle e le mie braccia con le mani finché i miei arti superiori penzolano leggeri verso il basso.

Allungo la mia schiena, la mia spina dorsale,  in modo da abbandonare comodamente a terra le braccia, le spalle, la testa di fronte a me, toccando la terra, se riesco, con le mani.

Le mani sono ora rivolte verso l’esterno rispetto al mio corpo e verso l’alto, mostrando così la mia apertura.
Inspiro tutta la forza e la stabilità della terra.
Espirando lascio andare l’attaccamento verso ogni sofferenza.

1- Con gratitudine mi inchino a tutte le generazioni di antenati: riconosco mio padre, mia madre in me, in ogni mia cellula. Porto in me la vita, l’esperienza, la saggezza, la felicità e la tristezza di tutte le generazioni.
So che i genitori ed i nonni amano i loro figli e nipoti, anche se non sempre sono capaci di esprimerlo a causa delle difficoltà che incontrano.
La mia vita è la loro benedizione, sostegno e forza. La mia pace è la loro pace.

2- Con gratitudine mi inchino a coloro che mi mostrano la via dell’amore, della comprensione, il modo di respirare, sorridere, comprendere, vivere il momento presente. Mi apro all’energia della comprensione, della gentilezza amorevole.

3- Con comprensione e compassione mi inchino per riconciliarmi con tutti coloro con cui ho sofferto. Ora so che a loro volta hanno subito grande sofferenza e che si sentono carichi di dolore, rabbia, odio. Riconosco la loro sofferenza e non desidero nutrire alcun malessere. Che ognuno possa trasformare questi sentimenti in gioia di vivere, ponendo fine al far soffrire se stessi e gli altri.

4- Con gratitudine mi inchino alla terra. Comprendo di ricevere pienezza dell’essere, nutrimento, protezione dalla terra e da coloro che sono vissuti: con i loro sforzi hanno reso possibile la mia vita. Li ricordo tutti, noti e ignoti. Riconosco la loro esperienza di pace e armonia con piante, animali e minerali. Mi impegno nel portare il mio contributo alla trasformazione della violenza, dell’odio, delle illusioni che ancora si trovano nel profondo della coscienza collettiva, così che le generazioni future abbiano sicurezza, gioia e pace.

Ora alzo lentamente le mie spalle, mani e braccia, poi alzo la testa, per ultima. Lentamente. Sorrido.

E sempre lentamente apro i miei occhi.

La pratica può essere fatta con un unico inchino ma chi desidera può provare anche a fare un inchino per ogni intento elencato a seconda di come preferisce e si sente meglio.

Il mio consiglio è di iniziare con un inchino unico, poi quando si ha fatto più esperienza sulla postura, si può scegliere di fare più inchini.

A cura di  LISA SPERANDIO

Operatrice olistica e facilitatrice di meditazione consapevole del maestro Zen Thich Nhat Hanh, certificata dall’European Institute of Applied Buddhism.
Artista pittrice fin da bambina, ha una carriera artistica di mostre nazionali e internazionali, vincitrice al 5 premio 2016 Arte Contemporanea e Moderna in Fiera Dolomiti, ideatrice del “dipinto alla voce”. Autrice dei romanzi: “Vivere, …ancora” e “Primavera sola”.
OSA specializzata nell’infanzia, ha esperienza come assistente all’integrazione in Asili Nido e scuole dell’obbligo, è formata in Reiki secondo Metodo Usui Shiky Ryho, in Hoffman Quatrinity Process, Master of Voice & Sound Healing e Costellazioni Familiari e Sistemiche, personalizzando con Tàm Bhin An il  metodo “Posizioni Famigliari”