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COMUNICATO STAMPA
Pericolose le nuove linee guida della Provincia di Bolzano sulla
distribuzione dei pesticidi in agricoltura: a rischio la salute umana,
l’ambiente e le coltivazioni biologiche
A dicembre 2011, per ridurre i conflitti tra agricoltura intensiva e le persone che vivono in
prossimità delle aree agricole, la Provincia di Bolzano ha emanato linee guida che regolano
le distanze nella distribuzione di pesticidi. Durante i trattamenti, parte delle sostanze
chimiche si diffonde nell’ambiente circostante, inquinando, in ragione del grado di tossicità
dei prodotti usati, l’aria, l’acqua, il suolo e di conseguenza tutte le forme di vita, animali e
vegetali presenti nell’ecosistema. Per l’effetto deriva le sostanze chimiche arrivano anche
nelle aree pubbliche e private (strade, orti, parchi, giardini di scuole e asili) e, quando le
finestre delle abitazioni vengono tenute aperte, all’interno delle case.
La materia viene regolata dalla direttiva CE 2009/128 che istituisce un quadro per l’azione
comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi, tenendo conto del principio di
precauzione, mirando cioè ad un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente.
Nonostante l’Alto Adige sia una delle province a maggiore impiego di fitofarmaci (secondo i
dati ISTAT nel 2007 sono stati distribuiti per uso agricolo 2.403.722 kg di fitofarmaci di cui
26.613 kg classificati come tossici o molto tossici e 298.326 kg classificati nocivi), la
Provincia di Bolzano ha recepito solo in parte la direttiva europea, minimizzando il
problema.
Le nuove distanze introdotte per evitare la contaminazione con pesticidi delle aree a rischio
sono di 8 metri per i frutteti e 5 metri per i vigneti, che si possono ridurre della metà se
l’agricoltore utilizza atomizzatori moderni: si tratta di misure irrisorie e inadeguate. Una
ricerca promossa e finanziata dal Comitato per il Diritto alla Salute della Val di Non,
condotta da esperti indipendenti dall’autorità provinciale di Trento, ha potuto mettere in
evidenza i pesanti riflessi dell’uso dei pesticidi per quanto riguarda la concentrazione dei
residui nelle abitazioni e anche nella popolazione esposta. Particolarmente indicativi sono
stati gli esiti degli esami condotti sui bambini. Anche alla luce dei dati emersi, il Comune di
Malosco in Val di Non ha esteso tale fascia di rispetto a 50 metri e introdotto un divieto
all’impiego dei pesticidi più potenti e potenzialmente più nocivi per la salute umana,
classificati come tossici (T) e molto tossici (T+). Questo regolamento è stato recentemente
confermato da una sentenza del TAR di Trento.
Oltre alla poca attenzione per la salute di chi vive in prossimità delle aree agricole, la
Provincia si è “dimenticata” di fissare distanze di sicurezza per altre aree particolarmente
sensibili:
Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado
dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire
un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.
Nell’elaborazione delle linee guida le piste ciclabili non sono state considerate, con il
rischio che i ciclisti, come spesso succede, possano trovarsi in una “nuvola di agrofarmaci”;
il danno per la salute sarà proporzionato alla tossicità dei prodotti irrorati.
Anche per le coltivazioni biologiche nessuna distanza di rispetto o obbligo di protezione
delle stesse con una siepe. In questo modo parte dei pesticidi utilizzati nella coltivazione
integrata del melo andrà a contaminare le coltivazioni biologiche, mettendo a rischio la
qualità delle produzioni e il diritto dei consumatori ad avere prodotti esenti da residui di
pesticidi chimici.
Nelle aree agricole in cui convivono coltivazioni intensive di melo e prati e pascoli, senza
distanze di sicurezza si rischia la contaminazione del foraggio delle mucche da latte.
Sebbene la qualità biologica dei corsi d’acqua di fondovalle sia fortemente peggiorata
negli ultimi anni (indagini eseguite nel periodo 2005 – 2008 dalla Provincia Autonoma di
Bolzano), con acque classificate molto inquinate o alterate, a causa anche dell’apporto
diffuso di nutrienti e antiparassitari in agricoltura, non sono state introdotte misure per la
salvaguardia dell’ambiente acquatico. La direttiva europea prevede in questo caso la
creazione di aree di rispetto per la tutela di organismi acquatici e aree di salvaguardia per
le acque superficiali e sotterranee utilizzate per l’estrazione di acqua potabile.
Nessuna distanza di sicurezza nemmeno per le aree protette (biotopi e parchi naturali).
Animali e piante che vivono in questi ambienti rischiano di essere avvelenati dai pesticidi
usati nelle limitrofe coltivazioni intensive.
La recente delibera della Giunta Provinciale di Bolzano che regola la distribuzione dei
pesticidi fa capire quanta poca sensibilità e attenzione ci siano per la salute umana e per
l’ambiente in Alto Adige. Più che gli interessi della collettività sembrano prevalere quelli
economici legati all’agricoltura chimica.
Il WWF del Trentino Alto Adige chiede di conseguenza alle Giunte Provinciali di Bolzano e
di Trento di adempiere ai loro precisi obblighi di tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
Trento-Bolzano, 2 febbraio 2012